“La situazione è peggiorata ma non c’è crisi strutturale”. L’analisi del prof. Luca Spataro sui ritardi nei pagamenti in Toscana

Luca Spataro, professore di Scienza delle finanze al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, ha commentato l’allarme lanciato dalla Cgia di Mestre sui ritardi nei pagamenti tra imprese in Toscana, a partire da un’analisi di Cribis.

Un peggioramento recente, non una caratteristica strutturale

Il professore invita anzitutto alla cautela sul dato di partenza: non è chiaro quanto il campione toscano analizzato da Cribis sia rappresentativo, e il dato riguarda solo i rapporti tra imprese private (non la Pubblica Amministrazione), misurando il rispetto delle scadenze e non l’importo delle fatture. Detto questo, i numeri mostrano un peggioramento reale: i pagatori puntuali in Toscana erano il 45,1% nel secondo trimestre 2025, scesi al 40,9% a fine 2025. I ritardi oltre i 90 giorni restano invece al 4,4%, in linea con la media italiana. Per Spataro, gli altri indicatori, come la qualità del credito, occupazione ed export, entrambi in tenuta nel 2026, non descrivono una crisi generalizzata, ma un’economia con fragilità settoriali pur restando nel complesso resiliente.

Le possibili cause

Il calo dei pagatori puntuali riguarda tutte le regioni italiane, ma in Toscana in misura più marcata. Tra i fattori indicati dal professore: rincari energetici, incertezza, credito più costoso e maggiore prudenza nella gestione della liquidità. A questo si aggiungono specificità produttive del territorio, moda, pelletteria, tessile pratese, filiere di contoterzisti legate a grandi committenti, dove la volatilità degli ordini si trasmette rapidamente a liquidità e pagamenti. Anche l’esposizione all’export verso gli Stati Uniti potrebbe aver amplificato l’incertezza legata ai dazi, con ordini anticipati o rinviati. Il ridimensionamento dei bonus edilizi potrebbe aver inciso sulle costruzioni private, mentre il Pnrr ha continuato a sostenere i lavori pubblici. Spataro precisa comunque che il peso specifico di ciascun fattore non è desumibile dai soli dati Cribis.

Il ruolo delle politiche e le possibili soluzioni

Secondo il professore, l’incidenza delle politiche europee, nazionali e regionali è soprattutto indiretta: nel secondo trimestre sono aumentate le pressioni inflazionistiche legate all’energia, e la Bce ha alzato i tassi a giugno. Un credito più caro può spingere le imprese a trattenere più liquidità ed essere più caute nei pagamenti. Questi fattori comuni, tuttavia, spiegano il calo a livello nazionale, non da soli la flessione più marcata registrata in Toscana. Le soluzioni indicate dal professore dipendono dalle cause prevalenti: se a pesare sono tensioni di liquidità, possono aiutare strumenti per l’accesso al credito delle piccole imprese, il sostegno al capitale circolante e il factoring. Se invece pesa il potere contrattuale dei grandi committenti, servono maggiore trasparenza sui tempi di pagamento e un’effettiva applicazione delle regole esistenti — in linea con la proposta della Cgia sui tempi medi delle grandi imprese. Prima di interventi mirati, conclude Spataro, servirebbero comunque dati toscani più dettagliati per settore, dimensione d’impresa e importo delle fatture.

Fonte: intervista a Luca Spataro, Il Tirreno.

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