Crisi dell’artigianato: l’analisi del prof. Luca Spataro su Il Tirreno

Il Tirreno ha intervistato Luca Spataro, professore ordinario di Scienza delle finanze presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, sul tema delle difficoltà che sta attraversando il settore artigiano, a partire da un’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo il professore, non esiste una causa unica alla base del fenomeno: in alcuni comparti pesano la concorrenza e il cambiamento della domanda, in altri, come manutenzioni e riparazioni, conta soprattutto la carenza di lavoratori disponibili. Settori come acconciatura, estetica, gelaterie e attività di asporto mostrano invece una tenuta migliore, offrendo servizi difficilmente sostituibili e intercettando consumi legati al turismo; anche il comparto informatico beneficia della spinta della digitalizzazione. Diverso il caso di manutenzioni e riparazioni, dove il problema è soprattutto di offerta di lavoro e ricambio generazionale: nel 2025 le imprese artigiane prevedevano 491mila ingressi, ma figure come idraulici, manutentori e meccanici restano tra le più difficili da reperire.

Il calo degli artigiani non coincide con un calo dell’occupazione

Un dato interessante emerso dall’intervista: tra il 2019 e il 2024 gli imprenditori artigiani sono diminuiti del 6,7%, mentre i dipendenti sono aumentati dell’1,7%, anche grazie a sgravi contributivi sulle assunzioni stabili, soprattutto dei giovani. Una dinamica che, secondo Spataro, segnala una riorganizzazione del settore verso imprese più strutturate. Il punto, sottolinea, è capire se questa trasformazione porti a maggiore produttività e occupazione o rischi invece di ridurre servizi e capacità produttiva nel complesso. L’artigianato resta un settore tutt’altro che marginale: nel 2024 contava circa 2,7 milioni di addetti tra imprenditori e dipendenti, e le microimprese continuano a rappresentare un’ossatura economica e sociale del Paese. La ridotta dimensione media delle imprese, però, contribuisce alla debole produttività italiana e limita la crescita dei salari. Il nodo principale, secondo il professore, resta il ricambio generazionale: oltre il 60% degli artigiani ha almeno 50 anni, mentre gli under 30 sono poco più del 3%.

Le proposte: formazione, apprendistato e politiche di sistema

Per Spataro, la priorità è rilanciare la formazione professionale e l’apprendistato, affiancando eventualmente una politica migratoria regolata e orientata ai profili effettivamente richiesti. Servono inoltre semplificazione normativa, minori costi burocratici, regole stabili e una politica energetica che riduca e stabilizzi i costi per le imprese, leve indicate anche dall’Ocse 2026 tra i fattori chiave per la produttività, insieme a crescita dimensionale e minori oneri.

Il caso Toscana

A livello regionale il fenomeno assume contorni marcati: in Toscana il numero degli artigiani è diminuito del 26,8% tra il 2015 e il 2025, e del 5,4% nell’ultimo anno. Il rischio, avverte il professore, è che calo degli artigiani e invecchiamento della categoria producano una scarsità strutturale in alcuni mestieri: se la domanda resta ma a chi esce dal mercato non subentra nessuno, il risultato può tradursi in meno offerta, tempi più lunghi e prezzi più elevati per i consumatori.

Fonte: intervista di Rita Lazzaro a Luca Spataro, Il Tirreno, 19 agosto 2026.

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