Il Tirreno ha intervistato Tommaso Luzzati, professore associato di Economia politica presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa, sul tema della transizione energetica in Toscana, prendendo spunto da un’analisi di Civiqa secondo cui la regione si collocherebbe al quarto posto in Italia per esposizione allo shock energetico.
In estrema sintesi, il punto di vista del professore è che le condizioni per una transizione verso le rinnovabili sono ormai mature. Pur partendo da un presupposto che riconosce potenzialmente divisivo, Luzzati sottolinea come non vada demonizzato chi fa ricorso alle fonti fossili, semplicemente perché un sistema energetico non può azzerarle da un giorno all’altro. Riguardo all’esposizione della Toscana allo shock energetico, il professore osserva che tutti i territori sono esposti da tempo a questo tipo di rischio, e che la specificità toscana sta semmai nella maggiore e migliore disponibilità di fonti di energia rinnovabile, eolica, solare ma anche geotermica, un motivo in più, secondo lui, per investire con decisione in questa direzione superando eventuali resistenze culturali.
Luzzati riconosce che esistono studi che individuano criticità legate alle rinnovabili, ma osserva come questi problemi risultino sempre nettamente inferiori rispetto a quelli comportati dalle fonti fossili non rinnovabili. Per il professore c’è anche una componente culturale: si tratta di un retaggio legato a un’epoca in cui certi impianti semplicemente non esistevano, ma questo non giustifica il mantenere lo status quo. Cita a titolo di esempio l’agrivoltaico, spesso oggetto di critiche ma capace, a suo avviso, di portare benefici significativi anche all’agricoltura.
Una transizione che riduce, non sposta, le dipendenze
Rispetto a chi sostiene che puntare su pale eoliche e pannelli solari sposterebbe semplicemente la dipendenza energetica italiana da un Paese produttore di fonti fossili a un altro fornitore di tecnologie, il professore risponde distinguendo le due situazioni: chi dipende da fonti non rinnovabili resta legato a chi possiede le materie prime, mentre chi acquista pannelli e pale eoliche dipende dalla tecnologia straniera solo nella fase di acquisto, non in modo permanente. Alla domanda se una vita più ecocompatibile comporti necessariamente sacrifici per i cittadini in nome delle imprese, Luzzati risponde parlando piuttosto di un cambiamento culturale orientato a ridurre gli sprechi, citando come esempio iniziative di educazione e trasformazione culturale legate al consumo consapevole di imballaggi e a abitudini quotidiane più rispettose dell’ambiente e della salute.
Le industrie devono fare la loro parte
Interrogato sul ruolo delle industrie, il professore riconosce che esistono settori che non possono azzerare completamente il ricorso al fossile, ma sostiene che possano comunque ridurlo in modo consistente, un percorso che, insieme all’impegno dei cittadini, può contribuire a compensare il resto del cambiamento necessario.
Fonte: intervista di M.S. a Tommaso Luzzati, Il Tirreno, 29 agosto 2026.